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domenica, novembre 23, 2008

Pro at cooking (aka Il cuoco misogeno)



You are a bitch and are fired.

Mi sono imbattuto in Dave spulciando gli showcast all'interno di Miro mentre ero alla ricerca di qualche video esplicativo su come assemblare una bomba al plastico. Dave è un singolare individuo protagonista di uno show di cucina, Pro at Cooking, in cui prepara dei piatti (il più delle volte immangiabili per la quantità di chili che ci butta dentro) in compagnie delle sue assistenti-oggetto che vengono sistematicamente maltrattate e licenziate alla fine di ogni episodio.
Apparte il fatto che le ricette contengono alcuni errori madornali di preparazione culinaria, lo show ha un non so che di magnetico per via delle simpatiche scenette che vedono protagonisti il buon Dave e questo branco ragazze che sembrano uscite da un teen-porn movie (hanno quasi tutte una pagina myspace dove tra l'altro potete infamarle proprio come fa Dave...mitico). Insomma se siete amanti di cucina e misogeni questo è il format (oltre a che tempo fa su RAI3) che fa per voi.....

martedì, settembre 23, 2008

Circo-lo Teatro del sale cibreo città aperta 2002

Il teatro del sale è un posto dove gli intellettuali di firenze possono mascherare la loro voracità bestiale con l'interesse (chiaramente di facciata) per la cultura. Ma è anche un posto dove gente con lo stomaco sfondato come il sottoscritto riesce facilmente a placare la propra fame.
In questo club (per entrare ci vuole una dannatissima tessera da intellettualoide) si puo' letteralmente morire per eccesso di cibo.
Una volta pagato l'ingresso (colazione pranzo o cena, chiaramente i prezzi variano) si puo' mangiare a volonté tutto quello che esce dalla cucina ( cuochi compresi se uno si porta una motosega). La qualità del cibo è buona (un po' grezza alle volte e ripetitiva), sulla quantità, come detto, dipende dalla capienza del proprio stomaco.
La sera l'ingresso oltre alla scorpacciata stile la grande abbuffata, comprende anche uno spettacolo (musica/teatro) intellettualoide.
Sui prezzi: 10 euro (mi pare) per la colazione, 15 del pranzo, 25 lasera (con spettacolo).


Questo posto raggiunge alti valori di bombardabilità già leggendo il nome: Circo-lo Teatro del sale cibreo città aperta 2002. Ma che cazzo di nome è? manco un dislessico. "città aperta 2002"? ma che vordì? sembra il nome di una squadra di calcio del campionato di eccellenza...
Toponomastica creativa permettendo, se siete siete degli intellettualoidi o a digiuno da mesi questo è il posto che fa per voi..... Io ci faccio un salto solo quando il mio tasso di sopportazione per queste cazzo di trovate da intellettuali è decisamente alto (solitamente è proporzionale alla fame) con tanto di domopack e sacchetti da frigo per fare scorta delle maialaio di roba che portano a ripetizione. A suo tempo mi dissero che la colazione merita parecchio se uno vuole iniziare la giornata col botto (in alternativa tirate il C3 fuori dal frigo)...ma sfortunatamente non sono mai riuscito ad andarci.
Per quanto riguarda gli spettacoli: da evitare la roba di teatranti tronfi (dupalllle). Ogni tanto pero' passano qualcosa di interessante per quanto riguarda la musica.

PS:Il teatro del sale è uno di quei tipici luoghi che fanno andare in orgasmo celebrare le orde di turisti americani che infestano la città alla ricerca di cibo, come le sorridenti signorine nella foto qui sopra...complimente ai gestori una vera trappola per topi.

sabato, dicembre 15, 2007

mmmmmmmmh.blogspot.com un blog culinario



L'angolo della segnalazione: è con il cuore in mano (e dopo magari anche qualcos'altro) che mi appresto a segnalare un blog da queste pagine. Ovviamente non poteva non trattarsi di un raccomandato. Leo è infatti un caro compagno di duri studi della mia parentesi parigina (in cui ero stato inviato dal ministro dell'istruzione a testare l'efficacia del progetto erasmus....grazie al mio rapporto lo chiuderanno il prossimo anno). Leo appunto si è deciso di aprire un blog, ma non un blog qualunque....questo


http://mmmmmmmmh.blogspot.com/


ora: uno di primo acchito si potrebbe fiondare a cliccare come un forsennato sul suddetto link speranzoso di trovare un blog porno nella finestra che tosto gli si aprirà...invece no... o meglio si...
Insomma se cliccate qui sopra vi si apre il neoblog di cucina di Leo...
Il buon Leo ha trovato un modo molto più interessante del sottoscritto di somministrare pillole culinarie alternate a pseudopornografia subliminale. Dopo (o anche prima se non resistete) che avrete finito di leggere gli esperimenti culinari del nostro nuovo foodblogger potrebbe scapparvi (così...giusto per provare...a me capita sempre di scrivere gggollgle.com, mnns.com bigtitsnympho.com etc etc...sono errori di battitura capita) di togliere una bella "m "dall'indirizzo del blog (in effetti 8 "m" sono un po' tante)...
Bene provate ed oplà! andate a finire in un vero blog porno...anzi meglio: un blog di un maniaco gerontofilo di maggiorate sovrappeso... una vera manna..


Allora ricapitolando il blog "culinario" di Leo è


http://mmmmmmmmh.blogspot.com/


per l'altro quello culi(ebbasta).... basta togliere una m (preferibilmente quando non siete nelle biblioteche dell'università a far finta di cercare un libro di analisi armonica)..
Il blog è così voluminoso (un po' come le protagoniste che lo popolano) che per navigarci avrete (lo dico per lei signor Brasco) bisogno di tutta la potenza della rete della vostra università.



PS: Grazie a Leo ho trovato una buona scusa per mettere un'altra foto di nudo (volgare ed esplicito) su questo blog....

sabato, novembre 17, 2007

Porfirio Rubirosa




Se avessi un'auto piena di tritolo (ma perché uso il periodo ipotetico?) la prima cosa che farei sarebbe di infilarla a tutta velocità nell'ingresso di questo locale il sabato sera nell'ora dell'aperitivo. Le perplessità che potrebbero sorgere per portare a compimento tale opera pia sono due 2 ( e manco troppo piccole):

1) come superare i SUV e le porsche, parcheggiati in 4drupla fila (addirittura in mezzo al viale) davanti al locale

2) dove andare a mangiare un sushi esagerato spendendo il giusto nella città più tirchia d'Italia

Si da infatti il caso che dentro a questo tugurio per tardoni pieni di soldi (come li chiama mia sorella), c'è uno uno dei migliori chef sushi di Firenze. Il locale di per se non sarebbe manco tanto chic, le cameriere sono pure simpatiche, solo che tale pertugio, attira come mosche uno sciame di individui che potrebbero fare benissimo da protagonisti di un fantasmagorico remake di Vanzina della Dolce Vita di Fellini.
Superato lo shock del pian terreno (in cui la fauna griffata cerca di socializzare a suon di aperitivo) si sale in un simpatico soppalco dove, su tavolini, insieme a set di bacchette, capeggia un fogliolino con scritto "Menu Sushi".
Le cameriere sono svestite quanto basta da farti dimenticare la presenza di certi personaggi al piano di sotto e procedere con l'ordinazione: ovviamente sushi (il menu' italiano non l'ho provato... ma pare addirittura più caro). Ottima scelta (come si sentì dire Giulianoo Ferrara quando acquisto' il costume da uomo ragno) visto che qui il sushi è di tipo rustico con pesce molto fresco (o almeno molto più fresco di quello che altri luoghi scamuffi ti rifilano in questa città). Consigliatissimo (anche per kamikaze).

Davvero una bella scoperta questo posto. Il sushi è buono e non costa una esagerazione...in più si puo' pure scroccare l'aperitivo al piano inferiore. Essenziale per questa missione è cercare di avere un aria disinvolta, faccia di bronzo con sorriso di plastica, piattino pronto, stuzzicadenti e buoni riflessi (poi se volete, prima di risalire le scale al tavolo con il vostro premio, potete potete mollare uno scorreggione in mezzo a quei bamboccioni rivestiti e godervi subito dopo dall'alto i loro sorrisi disinvolti).

domenica, giugno 03, 2007

Wagamama


Wagamama: una catena inglese di fast (ma non "so fast") food in salsa orientale (minimal). Il loro motto è "positive eating positive living" in perfetta sintonia con le tendenze alimentari "pop-chic" di questo inizio millennio. Ha ristorianti praticamente sparsi ovunque sul globo (apparte che in Italia). Il piatto forte ovviamente sono i Ramen (in varie tipologie e stili), ma in generale il menù è una rivisitazione della tradizione orientale (più prettamente giapponese), scremata delle componenti più "esotiche". I ristoranti hanno un design molto minimale con cucine a vista e camerieri che indaffarati portano zuppiere fumanti piene di ramen e affini. Il grande successo del fenomeno Wamagama è culminato addirittura nella pubblicazione di due libri (del primo vedete la copertina qui sopra) di grande successo editoriale. Al proprio interno vi trovate gustosissime ricette curate da Hugo Arnold in persona: chicken chili ramen, o chicken gyoza, cha han, ebi yakitori, chili beef ramen etc etc. Corredato di un DVD video con alcune ricette filmate e spiegate passo passo, il libro si avvale della prestigiosa introduzione di Papa Benedetto XVI, che prima di diventare massimo rappresentante della santa sede, ha avuto una lunga esperienza come capo cuoco del primo wagamama di londra nei primi anni novanta in cui si narra abbia inventato la celebre mistura "wagamama sallad dressing sauce" (di cui sembra custodisca gelosamente la ricetta) usata per insaporire le ostie durante le messe in San Pietro.


Trovare questo ristorante a Dublino è stata una vera impresa: ci sarò passato davanti una decina di volte prima di riuscire a capire che stava sotto il livello della strada. Dopo tutta la fatiche che ho penato mi sono potuto permettere di prendere una sola tazza di Ramen perché avevo furia per andare per concerti nella città dei folletti..che sfiga... cmq Avere una sorella ha i suoi lati positivi, soprattutto quando torna da Dublino con questo bel libriccino in regalo per il sottoscritto. Una bella sorpresa.
Ad essere sincero ero scettico all'inizio, poi mi son dovuto ricredere: avro' oramai provato una 15a di ricette e son tutte venute benissimo: perferibile avere un wok ma non è necessario avere tutti gli ingredienti richiesti (che cmq sono quasi tutti reperibili). Postero' qualche ricetta da questo tomo tratta (corredata di foto (ovviamente osé)) prossimamente.

venerdì, aprile 20, 2007

Trattoria la madonnina




In trasferta a Milano per qualche giorno mi domandavo (mentre arrancavo alla ricerca del museo Forma per la fotografia nella zona dei Navigli) se esistesse in questa benedetta città qualche posto dove uno possa mangiare bene, tranquillamente e spendere poco. Proprio mentre rimuginavo passo accanto ad un negozio di memorabilia e orologi con sulla porta degli adesivi slowfood. Visto che dopo qualche metro non ho incontrato nessun coniglio parlante alto due metri mi son convinto che infondo il mio apparato nervoso non era così irrimediabilmente compromesso e son tornato indietro. Con mio grande stupore quello che sembrava un innocuo negozio di cianfrusaglie si è rivelato essere una "tipica trattoria" (qualsiasi cosa voglia dire) milanese..super segnalata da slowfood (osterie d'italia) e michelin. Mi sono riproposto di farvi ritorno dopo la visita alla mostra di Cartier Bresson. E così è stato: spinto dalla logorante "fame da turista" sono ritornato sui miei passi e sono entrato in quello che all'apparenza sembrava un negozio di cianfrusaglie. Ad accoglliermi all'entrata un coniglio parlante alto due metri che mi ha fatto accomodare in una sala popolata da folkloristici individui e vecchietti intenti a trangugiare polenta e baccalà. Nel menu' capeggia la croccantissima cotoletta alla milanese, ma anche gustosi primi a 3 euro e 50. Tutto molto buono ( il dolce cremoso al torrone provocava dipendenza) e soprattutto poco caro. Da provare.


Ci son stato una sola volta...ma ci tornero' senz'altro, visto che si trova proprio a 100 metri dal centro forma della fotografia (e a qualche buon sexy shop di mia conoscenza). Trovarlo (per puro caso) è stata una vera manna dal cielo. Inoltre qui ho mangiato per la prima volta una vera e autentica cotoletta alla milanese, cosa non da poco considerando che oramai in quasi tutti i ristoranti di milano il piatto tipico ha qualcosa a che fare col Sushi...

bon ap!

Trattoria la madonnina su 2spaghi

martedì, aprile 10, 2007

Cous Cous di casablanca



L'ultima tecnica che ho sviluppato per dissimulare le sbirciatine indiscrete a sbafo allo scaffale delle copiose riviste osé presenti nella edicola del paese, è quella di far finta di essere interessato alla vetrinetta immediatamente sottostante, che per l'appunto è riservata alla cucina. Per destare ancora meno sospetti sono stato costretto a comprare una quantità enorme di riviste e libri di cucina che mensilmente escono. E' stato proprio così che ho messo le mani sul (pratico) volume della cucina africana dell'enciclopedia della cucina edita da Repubblica. Anche se non si trova nemmeno una foto di formose danzatrici col ventre devo ammettere che il volumetto in questione è davvero ben fatto. La ricetta che vi propongo è davvero da leccarsi i baffi (se non li avete usate quelli finti) e sebbene nutra forti dubbi circa l'originalità del nome con cui è presentata, ve la ripropongo qui sotto paro paro a come l'ho fatta in più di un occasione.


x1 persona

x il sugo
2 falde di peperone
mezza zucchina piccola
mezza melanzana piccola
1 pomodoro
1 patata piccola
1 spicchio d'aglio
mezza cipolla
80 cl di olio
un cucchiaio di miele
una manciatina di maggiorana
rosmarino (una stecchetta)
alloro
sale e pepe
vino bianco

x il cous cous
70 grammi di cous cous
10g burro

Accendere il forno a 180°. Tagliare: il peperone in 2 (se le falde sono grossotte), la zucchina in 4 parti, la melanzana in 6 parti, il pomodoro in 4, la patata a fiammiferi (non tanto piccoli), la cipolla grossolanamente. Versare il tutto in una pirofila da forno con l'alloro, il rosmarino e la maggiorana. Emulsionare il miele nell'olio e irrorare con la mistura ottenuta tutte le verdure. Salare (abbondantemente) pepare mettere nel forno a cuocere per un ora (vedete voi la cottura delle verdure)... dopo 10 minuti che sta dentro, prima che diventi troppo bollente l'olio spruzzare un po' di vino nella pirofila. Durante la cottura girare spesso le verdure con un mestolo e dopo un po' togliere sia il rosmarino che l'alloro prima che si carbonizzino..
Adesso mentre aspettate che si cuociano le verdure si puo' procedere alla cottura del cous cous (se avete una vaporiera o una couscousseria tanto meglio): portate a ebollizione una pentola con acqua salata e disponete il cus cus in una casseruola abbastanza larga. Versare l'acqua bollente sul cus cus fino a ricoprirlo e tappare con un coperchio.. dopo qualche minuto riaprite e controllate il cus cus....se è ancora parecchio crudo ed ha assorbito tutta l'acqua versatecene un altro po.. In totale deve riposare 10 minnuti, dopodichè va scolato (se c'è ancora acqua non assorbita). Sciogliere nel microonde il burro (o nel forno se state ancora cuocendo le verdure), ungere con un dito uno stampino da forno e riempirlo con il cus cus.. coprirlo con la stagnola e metterlo a cuocere per una 20ina di minuti nel forno con le verdure a 180°. Cercate di far tornare i tempi..

servite il cus cus diradato con una forchetta (o inserito dentro un impiattatore) con le verdure e il sughetto.

mercoledì, marzo 28, 2007

Cous Cous



Cous Cous: o cus cus (in italia) è una pietanza a base di farina di semola molto diffusa nella cultura culinaria nel nord Africa. Le prime testimonianze scritte circa l'esistenza di tale pietanze risalgono al XIII secolo nel mondo arabo, mentre in quello cattolico se ne ha notizie solo dal 1600 dc. La rapida diffusione di questo tipo di cibo nel continente africano ha trasformato il cous cous in piatto "tipico" e "identificativo" di tali zone (come la pasta per l'Italia) che col passar del tempo si è legato anche alla cultura religiosa delle popolazioni (nomadi e non) che le popolano. Il cous cous (del diametro di un millimetro o più (dipende dalla zona)) è costituito da piccoli grani di semola che, secondo tradizione, vengono cotti a vapore ed utilizzati come accompagnamento per condimenti a base di verdure o carne. La sua diffusione nel mondo occidentale è stata rapida, tanto che in alcune zone (vedi Sicilia) il cous cous è diventato un piatto della tradizione culinaria. In Nord America è addirittura nata una setta i cui sforzi sono votati alla protezione e conservazione del Cous Cous (di cui tra l'altro credono di essere inventori). Questa setta, che vanta molti seguaci negli stati USA meridionali si chiama appunto "Cous Cous Clan" ed i suoi adepti sono soliti riunirsi segretamente la notte, incappucciati, per fare delle vere e proprie celebrazioni con tanto di spuntino e grigliata. Il famoso cappuccio bianco a forma di cono caratteristico è, come molti ignorano, un cappello da chef avveneristico di cui i soci della setta fanno sfoggio e blasone durante le cerimonie. Spesso bollati come integralisti, si racconta che non molto tempo fa bruciassero vivi i consumatori di pastasciutta.

Bene Bene ho deciso di affiliare questo blog alla succitata setta per farne il suo punto di riferimento in Italia. Capirete l'emozione che provo in questo momento dopo anni e anni di riunioni clandestine (rigorosamente incappucciati), retate della polizia e boicottaggio da parte della Barilla: finalmente usciamo allo scoperto... Aspettatevi dunque qualche ricettina esplosiva a base di cous cous... (per le ricette al napalm e plutonio bisogna aspettare che blogger non le consideri come un contenuto "inadatto")
Tutti gli smaniosi che bramano l'affiliazione a tale gruppo devono seguire il pentagramma delle regole d'oro del buon membro (insomma questa roba qui sotto):

1) riciclare l'immagine del marchio (qui in fondo nella barra a destra) e inserirla dove più gli piace (preferibilmente fuori dai propri pantaloni)...

2) munirsi di un cappuccio bianco a forma di cono da esibire senza vergogna e con orgoglio in luoghi pubblici

3) costruirsi (almeno) 1 box gigante pieno di cous cous nella propria dispensa dentro cui immergersi una volta alla settimana (se c'è il trampolino meglio)

4) Possedere una Tjine aerografata con la faccia di benedetto XVI (preferibilmente nella parte inferiore)

5) spedire 1000 lettere anonime alla settimana a Clemente Mastella con la frase "se ne vadii" (questo è facoltativo...)

detto questo sono aperte le campagne di affiliazione....

AGGIORNAMENTO: facendo una ricerca su google mi sono accorto or ora che esiste già una associazione omonima the cous cous clan. Il fondatore si chiama Chef Kumale (enogastronautagiornalistaetcetc...), ha una rubrica sul venerdi di repubblia e cura numerose attività "culino-divulgative" (ma si dice così???)... un vero e proprio caso di omonimia (anche se la mia associazione manca di un "The")....qualcuno si azzarderebbe a parlare di plagio... staremo a vedere chi l'avrà vinta. Io dal canto mio ho già schierati i miei avvocati (e un paio di cecchini difronte a casa sua)... vediamo chi la spunta!

domenica, marzo 11, 2007

Grom


Catena gelatiera "di qualità", sotto l'egida slowfood che si sta diffondendo piano piano in tutta Italia. Alla base di tale successo ovviamente il gelato: buono, pulito, giusto (come direbbe Petrini) e perché no pure creativo. Se a questo si aggiunge un discreto spirito imprenditoriale si puo' comprendere il perché la prossima filiale della catena all'orizzonte aprirà i battenti addirittura a New York. Le città nello stivale in cui trovate Grom sono: Torino (la base), Milano, Genova, Bologna, Firenze, Bergamo, Parma, Padova e Mestre. Oltre ai gusti classici tutti patentati e certificati Slowfood (alcuni dei quali di loro invenzione e decisamente azzeccati (come la crema di Grom)), ogni mese, sfornano (o forse è meglio dire sgelano) un ambitissimo gusto jolly, il "gusto del mese". Prezzi non popolarissimi ma gelato mooltobbuono.

A Firenze Grom sta in una delle tante vie-vespasiane (tra le più puzzolenti della città) alle spalle del Duomo: è davvero' comodo, così uno quando ha finito i bisogni puo' gustarsi un ottimo gelato...
Il gusto di questo mese di marzo è:
Tè verde

Assolutamente da provare. Considerando che li ho minacciati di piantare la tenda nella loro gelateria per l'intero mese di marzo ci sono buone possibilità che il tè verde entri a far parte dei gusti fissi...

venerdì, febbraio 23, 2007

Banki Ramen



Se prendete via dei Banchi, al primo incrocio troverete un comunissimo bar/tavolacalda all’italiana. Entrate (se lo fate dopo una certa ora ricordatevi il passamontagna e il grimaldello). Dirigetevi verso l’apparentemente “normale” sala che si apre sulla sinistra, affacciatevi: noterete in primis che la stanza occupata da tavoli di legno è addobbata di strani ideogrammi giappionesi e da faccine rosse dalle inquietanti espressioni. Al suo interno scorrazzano un paio di meticolose ragazze dai lineamenti poco occidentali intente a trasportare zuppiere fumannti zeppe di tagliolini. A questo punto ci si puo’ porre la seguente domanda: in questo bar c’è anche un ristorante giapponese o siamo finiti dentro l’ultimo film di David Lynch? o peggio ancora tutte e due le cose insieme?. Prima di addentrarvi ulteriormente scongiurare la seconda sciagurata ipotesi voltandosi e realizzando che il bar/tavolacalda è sempre li e che Bob non è alla cassa. Appena ripresi dallo shock potete avventurarvi nell’unico e autentico fastfood Japponese Fiorentino: il Banki Ramen, la cui specialità, come si evince dal nome, è il delfino bianco stordito (intero) caramellato.... pero’ visto che la povera bestia si è estinta la settimana scorsa a causa del troppo inquinamento del fiume giallo ci toccherà ripiegare sul più classico Ramen. Non resta che sedersi ed scegliere tra i vari tipologie della celebre pietanza offerte dalla casa e rigorosamente a base di tagliolini freschi fatti a mano dal simpatico Maestro Ramen: col cavolo piccante, con carne, con verdure e molti altri ancora (d’estate la variante fredda al miso è da provare). La sera si possono ordinare pure i raviolini di carne alla piastra...insomma tutto in puro stile di un autentico Ramen place japponese. Scordatevi sushi, qui si mangia solo Ramen. Buono veloce e rifocillante (soprattutto quando fuori si bela dal freddo).


Sicuramente si tratta del miglior miglior Ramen Place che ho provato in Italia da quando sono tornato da Parigi. Soba e Udon si possono mangiare in alcuni degli altri ristoranti giapponesi fiorentini e italiani (in alcuni pure il Ramen è davvero speciale come da Osaka a Milano), anche se per chiccheria e minimalismo sono tutti quanti lontani anni luce dall’idea di tavola calda giapponese che il Banki Ramen incarna (o meglio inzuppa).
Banki Ramen su duespaghi
Per chi ignori completamente cosa si ail Ramen si faccia un giro qui

sabato, febbraio 03, 2007

Pasta alla amatriciana



Pasta alla amatriciana: rinomato condimento per pasta (bucatini o spaghetti) nata ad Amatrice (paesino umbro che stranamente si trova nel Lazio). Gli ingredienti originali alla base di tale condimento sono: guanciale, pecorino, pepe ed olio. Da non confondere con la più celebre (ma spesso erroneamente confusa di nome) pasta alla “matriciana”(forse nata a roma), che al posto del guanciale ha la pancetta e in più aggiunge cipolla e sugo di pomodoro. La disputa circa l’originalità della ricetta parte proprio da qui: a Roma si sostiene che la “amatriciana” sia una versione più povera ( come amano dire a Roma) della ricetta alla “matriciana” da loro inventata. Nel piccolo comune montano di contro, sostengono alacremente (e probabilmente hanno ragione) che è la “amatriciana” ad aver dato i natali alla versione più soffisticata fatta nella capitale.
Pittoreschi e conviviali eventi vengono organizzati per celebrare la pasta alla matriciana (in entrambe le versioni): il festival della pasta alla amatriciana di Amatrice (in agosto), quello a Roma al campo de’ fiori e la grande spaghettata di beneficenza indetta in Vaticano dove fior di mangiatori sfidano all’ultimo bucatino il santo padre Benedetto XVI (campione in carica ormai già da due anni).

Ecco a voi la ricetta originale della famosa pasta all'amatriciana. L'unica, genuina guai a chi sgarra. Diffidate delle imitazioni (soprattutto da quelle provenienti dalla cina): questa è la ricetta degli antichi pastori di amatrice, prima della cipolla e prima del pomodoro. Parola di un autentico Amatricese che all’ultimo salone del Gusto di Torino ha imbastito una amatriciana (usando l’inconfondibile guanciale di amatrice) con i deliziosi spaghettoni del pastificio Cavalieri, nello stand del suo presidio. Il sottoscritto ovviamente grazie a i soliti pass fasulli ed agganci altolocati in slowfood è riuscito ad imbucarsi e a gustarsi questa leccornia:

X1 persona
qualche fetta di guanciale (preferibilmente diverso da quello che avete nel soggiorno)
1 etto di spaghetti (di quelli buoni..tipo pasta cavalieri)
pecorino stagionato (con quello di fossa ho provato e non viene malaccio)
1 spicchio d'aglio
un goccio di vino bianco olio sale e pepe

Molto facile.. Portare l'acqua ad ebollizione. In una Padella oliata fare rosolare i guanciale tagliato a pezzettoni con l'aglio vestito (nella ricetta originalissima non ci andrebbe...), badando che diventi quasi croccante (ma occhio che se no si brucia!!). Una volta che la pasta è vicina all'essere al dente scolarla nellapadella col guanciale per ultimare la cottura. Aggiungere il vino (anche questo non ci andrebbe) un mestolo di acqua di cottura, pepe e iniziare a grattare il pecorino a go go mescolando e saltando continuamente. Quando il sugo si sarà rappreso spengere il fornello e grattare altro pecorino e servire

domenica, gennaio 07, 2007

Pizza-man



Vediamo di aggiungere un nuova tacca (sul calce del mio Invicta 12 millimetri ho finito lo spazio) di prestigio a questo già onorevole Blog con qualche altra recensione di posticini dove andare a sfamarsi quando non si riesce a trovare in città un distributore di merendine facile da scardinare o col vetro troppo resistente che impedisce il nobile prelievo di fior fior di “troiai” da mangiare (a volte pure equi e solidali (i miei preferiti).


PIZZAMAN
V.le de amicis 47/r Da asporto 50137 tel +39 055 666681
Via R.tedalda 411 tel +39 055 691756
Via carlo del prete 10R tel +39 055 433849 FIRENZE

Eccoci qua a recensire uno dei “posti” di Firenze. Allora: prendete una stanza infilateci un forno, 4 persone di cui uno è appunto Pizza Man (preferibilmente non dentro il forno senno niente pizza), addobbatela come se foste ad un carnevale sudamericano e tappezzatela di targhe. Bene sistemate questo ambientino a 5 minuti dallo stadio ed avrete ottenuto una delle migliori pizzerie di Firenze, anche se c’è da dire che in città non ha rivali tra quelle eat&go e da solo da asporto. Il posto è senza dubbio curioso visto che appena si apre la porta sembra di entrare in una bettola di Caracas. Ma che ci incastra il sudamerica con la Pizza? questa e altre domande (come “chi ha ucciso Laura Palmer?” o “quante flessioni riesce a fare il Papa con una mano sola?”) scompaiono dalla testa quando arriva il turno di mangiare (li’ rigorosamente in piedi con posate di plastica piatti di cartone, senno a casa con la pizza “asportata”). Si sgrana decisamente bene e, a riprova del fatto che il nostro Pasquale Pometto (ovvero il Clark Kent che si cela dietro l’identità di Pizza Man) è uno che non vende fumo (anche se a pensarci bene se lo vendesse sarebbe un valore aggiunto al locale), sta il fatto che le tipologie di pizze che vengono sfornate si contano sulle punte delle dita e sono tutte rigorosamente a base degli ingredienti originali della tradizione napoletana: il pomodoro, la mozzarella (bufala e non), acciughe, basilico, olio. Niente altri troiai (come li chiama giustamente lui). Dunque se amate roba tipo “pizza al Napalm” o anche più semplicemente una quattro stagioni state alla larga da questo posto altrimenti rischiate di diventare un elemento comburente per il forno. Qui abitano solo margherite, marinara, napoli e qualche variante sul tema inventata da PizzaMan in persona. Non si lesina manco in cordialità visto che a tutti quelli che entrano (a parte chi lo fa dalla finestra in orario di chiusura e con un passamontagna sulla testa) viene offerto “aggratis” un morso dello squisito Panuozzo (invenzione di Pizza Man). Insomma un posto serio se si escludono le manie decisamente sui generis del nostro Pizza Man che oltre ad annichilire le orecchie ai clienti con brani di Salsa a tutto volume ama pavoneggiarsi (in modo decisamente pacchiano grazie a millemila targhe e foto appese al muro) di aver partecipato e vinto numerosi e fantomatici concorsi per pizzaioli a giro per l’Italia e per il mondo, alcuni dei quali (come il “premio Nobel della pizza di Caracas”) sembrano usciti caldi caldi dalla mente di William Burroughs... Bhooo... Insomma come dice un mio caro amico “glié strano”....pero’ qui la pizza è davvero bona.

Ahhh che bello questo posto. Uno esce dalla piscina stanco morto, percorre un pezzo di superstrada per tornarsene a Firenze (alle volte contromano perché si è scordato di togliersi gli occhialini appannati) e se ne va a mangiarsi una bella pizza, veloce, buona e manco troppo cara. Certo a voler fare le cose per bene il nostro Pizza Man potrebbe farci trovare pure due belle Venezuelane in costume da bagno che ballano la Salsa... spero che provveda..

Voto (in Mereghettiano):***1/2 (su 4)
con ballerine aggiungere mezza stella

Da provare: la pizza caprese (buonissima....la versione con bufala un po’ meno...stucca un po’)
Pizza Man ha pure due ristoranti (veri, non pizzerie da asporto) uno in Via R.tedalda 411 l’altro in Via carlo del prete 10R. Io ho provato solo il primo dei due, ma ad essere sincero non ho trovato la pizza altrettanto buona come quella nella Pizz-Caverna del nostro Pizza Man (e in cui lui lavora di persona). Cmq se volete mangiare comodi a sedere con amici e parenti potete sempre farci un salto...
dimenticavo...Pizzaman ha pure un sito web

lunedì, dicembre 18, 2006

Due Spaghi



Trattasi di una delle ultime gigioneggiate del WEB 2.0. Siete disperati perché avete il frigo vuoto? bene se avete pure il portafogli vuoto l'immondezzaio sotto casa vi aspetta per il ripescaggio di cibi che i ratti non si sono ancora spartiti. Se invece delle ragnatele trovate pre qualche foglio di carta vagamente rassomigliante ad una banconota da 10 euro (anche falsi vanno bene) potreste pure pensare di andare a mangiare fuori....ma dove? Per avere una risposta a tale domanda aprite il vostro computer (sempre che non lo abbiate dato in pegno prima per avere i 10 euro) e fate una visitina su www.duespaghi.it: la guida sociale dei ristoranti sparsi per l'italia fatta dagli utenti con tanto di mappe e recensioni. Tags, clouds, stellette e ancora un altro bel kilo di cianfrusaglie web2 per trovare un posto dove andare a mangiare nella città o regione in cui vi trovate. Figo no? Per ora il sistema è ancora in rodaggio: le recensioni degli utenti si contano sulla punta delle dita (sporche di sugo visto che si tratta di grandi mangioni)... ma si spera che presto o tardi decolli...


Premesso che c'ho messo dei mesi a capire cosa volesse dire WEB 2.0, sono molto contento di aver scovato (non ricordo tramite quale weblog) questo simpatico motore di ricerca sociale messosu da qualche smanettone ghiottone. Ho inserito un menu laterale in questo blog che elenca gli ultimi ristoranti da me taggati su Due Spaghi. Tra le altre cose permette pure di creare un una pagina personale su due spaghi con i miei ristoranti preferiti.. non che (per chi vuole) un intero blog da loro hostato (su wordpress immagino...)

venerdì, maggio 26, 2006

Annegato Mr michelin


quote da repubblica: Muore annegato Edouard Michelin, presidente e amministratore delegato del numero uno mondiale degli pneumatici. L'industriale è rimasto vittima del naufragio di una barca da pesca al largo dell'isola di Sein in Bretagna. Lo ha detto la gendarmeria. "Nessuno ha visto o sentito nulla. Il mare era buono, ma c'era una nebbia spessa che si è alzata soltanto a metà giornata", ha detto il comandante Jean-Marie Figue, portavoce della prefettura marittima dell'Atlantico. Il gruppo Michelin ha 125mila dipendenti e pubblica anche la famosa guida gastronomica, sorta nel 1900. La polizia ritiene che a causa dell'incidente possa esserci lo scoppio di una delle ruote che ha fatto sbandare la barca.

Mon dieu! è morto mr michelin!!! Mio dio....che sia la volta buona che arrivi qualche stellina in più a qualche ristorante italiano? (che malalingua....)
Ma la domanda che tutti gli esperti di dietrologia si pongono è cmq un altra: come puo' un uomo che fatto di camere d'arie (come mr michelin) annegare?
secondo me tentano di nascondere un probabile omicidio effettuato con uno spillo....

lunedì, aprile 24, 2006

Paccheri asparagi melanzana e menta


Per far fronte alla sempre maggior invasione-infestante di asparagi che sta affliggendo la zona in cui vivo mi sono impegnato a cucinarli in ogni modo possibile immaginabile: asparagi lessi, fritti, al forno, in camicia, in frittata etc. Stavo addirittura vagliando la possibilità di metterli nel serbatoio della mia macchina, incuriosito dalla possibilità che possano funzionare come biodisel....
L'altro giorno quando pensavo di averli smaltiti tutti mia mamma torna a casa con un ennesimo mazzo di proporzioni funerarie di asparagi di campo.... sebbene in un primo momento sia stato tentato da mangiare lei al posto dei simpatici cosetti verdi, la vicinanza di una melanzana fresca di supermercato e dei paccheri mi ha fatto cambiare idea
servono

5 asparagi (se sono piccoletti)
100 grammi di paccheri o pasta di grande formato
1/4 di scalogno
qualche cima (se sono piccole, senno basta una) di finocchietto selvatico
due fette di melanzana spesse 5 mm
della menta
sale pepe
vino bianco
pinoli
1 mamma (se come me ne avete abbastanza di asparagi)

tagliare lo scalogno a fette sottilissime e strappare i pelucchi verdi dal finocchietto. Ridurre le fette di melanzane a dadini piccoli mentre portate a ebollizione l'acqua per gli asparagi. Mettere i dadini (in piccole quantità (massimo due cucchiai) in una padella antiaderente e accendere il fornello a manetta. Quando inizieranno a diventare prima bianchi, poi leggermente sfumati di arancione, toglieteli dalla padella che riempirete con altri due cucchiai di dadini (e così via fino a quando non saranno finiti). nel frattempo Lessate gli asparagi (pochi minuti, se volete gli potete pure cuocere a vapore) e dopo un paio di minuti buttate la pasta nella stessa pentola. Mettere una padella unta (puo' essere la stessa in cui avete fatto i dadini) sul fuoco con i pelucchi di finocchietto, e lo scalogno.. dopo aver rosolato bene coprire con un po' di vino bianco e gli asparagi (quasi lessi) ridotti a listarelle. Dopo un minuto buttateci pure i paccheri al dente e un po' di acqua di cottura. cospargete con un po' di menta e del pepe e altro vino bianco (Se vi piace). Infine mettete pinoli e i dadini di melanzana. Saltare (meglio se non in aria) un po' a fuoco vivo e servire...

domenica, febbraio 12, 2006

Il Bovaro



In quanto noto e arciestimato critico della guida Mitchlen, mi sento in dovere di inserire in questo blog una rubrica (appena scopro come fare un indice html potrò chiamarla così) sulla critica sentenziosa e assolutamente disinibita gastronomica (e badare l'ordine delle parole è proprio questo). Se si legge la guida Mitchelin a pagina 666 (la guida va impugnata all'incontrario) subito dopo il paragrafo su "come uccidere un uomo con un pesce congelato in soli tre passi", troviamo la terzina sboccata: "criticare è arte, la mannaia usala a parte": il mio intento qui sarà appunto quello di stroncare (ad accettate) i locali in cui sono stato e di cui ho usufruito i servizi (tranne mcdonald per i bagni, che lo usano tutti).


Il Bovaro è un locale di Firenze situato nel quartiere di san Frediano a due passi dalla porta che porta lo stesso porta (hem volevo dire nome). Un tempo mi ricordo (si parla di qualche anno fa...di sicuro dopo la guerra del 15-18) lo consideravo il posto più figo dove andare a bere una birra (l'unica artigianale di Firenze). Dopo qualche anno ci sono tornato e oltre alla birra ho avuto l'avventata idea di mangiarci qualcosa. Ebbene già a questo punto ho infranto tre delle 666 regole "di marmo" della guida Mitchelin:

1) prima di ordinare controlla che la cameriera non assomigli troppo a Kathy Bates
2) mai andare in un luogo dove servono solo snaks e pizze dopo che sei stato a digiuno da almeno 15 ore (con la prospettiva di arrivare anche a 16 con l'attesa)
3) mai ordinare qualcosa da mangiare in un locale se un tuo amico, che ci lavora (tra l'altro), ti dice che il cuoco ha l'hobby di pulirsi i piedi (anche se il termine che ha usato lui è "scaciarsi") mentre cucina.

Bene infrangendo queste 3 preziosissime regole ho totalizzato un bel jackpot. Ma passiamo al commento. La Birra (doppio malto rossa) che avevo bevuto mi avevano portato sapeva di suola da scarpa (un po meglio la bionda). Non so perchè, ma quando ci venivo da giovane mi sembrava una leccornia (che il nuovo chef abbia pure l'usanza di fare i pediluvi?), i tempi cambiano. Ma poi veniamo al pezzo forte, dove per forte si intende "duro": il crostone a non mi ricordo cosa... c'era della roba buttata sopra una fettona di pane troppo abbrostolita dall'aria troppo rassomigliante (per forma) ai poggiapiedi portatili da piscina..
incredibile... sono rimasto a bocca aperta (per 2 settimane, notare bene..)..
quindi passiamo ai voti
cibo:1
birra:2
impostura:8
cialtronaggine:9 1/2 (il fatto di aver ricordato per 4 volte la mia ordinazione alla cameriera e di aver aspettato 1 ora non ha influito più di tanto, il voto è dovuto al fatto che non mi piacevano le tendine...)

Cmq in ogni caso.... non potete capire...

domenica, febbraio 05, 2006

Palombo a scapece



Ma che bello ritrovarsi in frigo 1 chilo di Palombo ed essere costretto a finirlo. tocca a mangiarlo per forza.. mi ha ricordato quando quella volta il gatto fini' disgraziatamente in frigo...m'è toccato finire pure quello.

Ma torniamo al Palombo, mentre stavo cercando sul web una ricetta per cucinare il suddetto pesce (con le solite combinazioni di parole "tits + teen + etc.") mi sono imbattuto nella seguente verità sconvolgente: in inglese il pesce Palombo si chiama DOGFISH. Sono le scoperte che ti cambiano l'esistenza perchè sollevano interrogativi che è meglio lasciare sepolti (come i resti del vicino): come mai in italiano il Pescecane non è il Palombo?
Sempre da specifiche ricerche sul web è saltato fuori che la parola "scapece" sembra venire dallo spagnolo eschabece, che starebbe indicare il condimento del pesce marinato. Siccome è rinomato che gli spagnoli hanno inventato solo il chupachups e la spatola per pulire i cessi (che tra l'altro a pensarci bene hanno la stessa forma....mhhm..vabbé sono spagnoli), viene qualche dubbio circa i natali di tale ricetta... In ogni caso questa tipica preparazione (solo di alcune varietà di pesce) ha avuto all'origine solo i seguenti ingredienti: olio, aromi, cipolle, ed uva passa.

La ricetta non è esattamente originale, l'ho modificata un pochino. Servono:

2 tranci di Palombo spessi un centimetro e mezzo (Il pesce oppure il giocatore della sampdoria che ha segnato quel dannato eurogol in rovesciata qualche settimana fa contro la fiorentina)
uno spicchio di Aglio
mezza cipollina tagliata mooolto finemente
2 pomodori pelati (non troppo grossi e tagliati a dadini)
una manciata di uvetta
una manciata di pinoli
una manciata di pistacchi (frantumati nel mortaio)
qualche foglia di alloro (o "annoi" come preferite)
del vino bianco (io ho sempre usato del vino fruttato)
pepe e sale all'occorrenza

Infarinare le tranche del Palombo (o di nel caso del giocatore). Soffriggere in un tegame la cipolla con gli agli tagliati grossolanamente (che potete eliminare in un secondo momento) e poi aggiungere 2 o tre foglie di alloro.
Dopodiche si versa uno spruzzo di vino, e si incorporano i pinoli, l'uvetta e poi i pelati, salando e pepando all'occorenza. Si lascia il tutto cuocere coperto per una 10 di minuti a fiamma bassa senza lasciare seccare il sughetto. Nel frattempo dorare il palombo infarinato in una padella con dell'olio. Fatto ciò si travasano nella padella col sugo con la seguente configurazione: trancio di palombo, foglia di alloro, sughetto, un cucchiaio di vino (versato) e uno spruzzo di pistacchi. Questo per ogni trancio di Palombo. Si lascia cuocere (sempre coperto a fiamma bassa), per un altra decina di minuti stando attenti che il sughetto non si secchi troppo (buttateci un po' di vino bianco diluito in acqua). Dopo il Palombo sarà pronto ad essere servito.

La riceta originale suggerisce di consumare il piatto dopo qualche ora dalla cottura perchè sembra che sia + buono.... mha non saprei..io non ho provato...così come è cmq non è davvero malaccio...bon app!

mercoledì, ottobre 26, 2005

Tagliatelle alla crema di ricotta e peperoni


Oltre alle armi da fuoco e alla violenza ingiustificata sono (modestamente) particolarmente portato per la cucina. Quando non sono solito pulire il mio M16 o fabbricare napalm fatto in casa adoro mettermi dietro i fornelli (anche se certe volte mi scordo di sciacquarmi le mani dal napalm). Ecco dunque una piacevole ricettina messa su stasera alle 23:00 dal sottoscritto per il sottoscritto. Ovviamente nulla a che vedere con i "ricchi" pasti della mensa..(oggi i calamari mi sono particolarmente piaciuti, soprattutto quando si riempivano (da soli!) con dei pisellini a condimento)....

Allora iniziamo con la ricetta. Per deliziare questo gustoso pasto vi servono:
1 persona (diversa da voi se volete aggiungerla alla ricetta buttandola nel mixer)
mezzo peperone rosso (pulito all'interno da semi e robanze varie)
un cucchiaio di ricotta cremosa (bello grosso )
prezzemolo
timo (se vi piace)
pepe in polvere
olio
una scaglia di burro
90 grammi di tagliatelle all'uovo

allora, tanto per incominciare si prende il peperone(pulito all'interno) e lo si spella. Lasciero' un commento in appendice per coloro che vogliano approfondire la tecnica. Mentre procediamo allo spellamento (o scuoiamento se preferite) mettiamo a bollire l'acqua per la pasta. Una volta ben scuoiato lo si fa a pezzi e lo si fa saltare nella padella per qualche altro minuto ...sto ovviamente parlando del peperone. Poi prendiamo un mixer (meglio se sigillato) e ci buttiamo dentro: il peperone così tritato, la ricotta, un goccio di olio, del sale e del pepe eppoi... si trita tuttto siii brrrrrrrr siiiii.Insomma quando il tutto sarà ridotto ad una poltiglia rossastra la lasciamo li (non insistere troppo con il mixer...è facile farsi prendere la mano e restare li a frullare per i veri minuti come dei maniaci assetati di sangue...ma spesso se resta qualche pezzo di peperone intero è più decorativo). Nel frattempo, dopo aver salato l'aqua bollente, buttiamo le tagliatelle che impiegheranno qualche minuto per cuocere. Quando saranno al dente le buttiamo nella padella (ripulita da eventuali scorie di peperone) in cui abbiamo precedentemente sciolto un po' di burro...a questo punto mettiamo la nostra salsina nella padella insieme alla pasta, la diluiamo con uno due cucchiai di acqua di cottura delle paste e facciamo saltare un po' su fuoco vivo (non troppo giusta qualche secondo) ci spolveriamo il prezzemolo tritato e poi serviamo.

Ps: se volete aggiungere un commensale (fisicamente) alla ricetta procedete esattamente allo stesso modo sostituendo la parola peperone con il nome del commensale.

buona fortuna